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Antonio Panciera, un portogruarese nella storia d’Europa.

Gian Marco Rizzetto

“ rivendicate al sangue Italiano l’ereditaria libertà. Insorgete anche voi contro la tanto sporca tirannide di questo Conte di Or<temburg, che colla scusa di procurare la pace, tenta di sottomettere a sé questa patria. Sostenete questa parte, espellete questo abominio dai confini della Patria nostra e difendete generosamente la libertà….. Non vogliate sopportare malamente che questi divoratori della patria nostra ci siano crudelmente sopra, perché cerca non il vostro ma il proprio vantaggio…. Fate che la Patria non sia oppressa o concuita a questi stranieri non vi abbiano a dominare…… Provvedete sollecitate alla salute nostra, vostra e di tutta la Patria.”

Antonia Panciera (1)

  • Proclama rivolto agli Udinesi affinché difendano la patria dall’invasione delle milizie ungheresi del Conte di Otemburg.

Antonio Panciera nacque a Portogruaro intorno al 1350. Era figlio di ser Andrea un piccolo nobile di provincia secondo alcuni discendente dagli Squarra signori di Fratta.

Le relativamente modeste condizioni economiche non gli impedirono di frequentare l’Università di Padova, laureandosi brillantemente in diritto e di abbracciare la carriera ecclesiastica mettendosi al servizio (e questa sarà la sua fortuna) del Cardinale Pietro Tomacelli, detto il “Cardinale Napoletano”. Infatti quest’ultimo, eletto papa il 2 novembre 1389 col nome di Bonifacio IX, a soli sedici giorni dalla propria nomina, decise di far entrare Antonio nella curia papale come abbreviatore delle bolle pontificie nominandolo proprio segretario. Tale nomina non suscitò alcun scalpore negli ambienti ecclesiastici  a riprova delle sue doti di serietà, competenza, equilibrio e raffinata cultura giuridica (che il nostro dimostrerà nei circa cinquant’anni in cui ricoprirà in cariche estremamente difficili) erano allora già note ed apprezzate. Del resto la stima di papa Bonifacio IX era così grande da consentirgli l’uso del proprio stemma di famiglia  (quello che appare sulla famosa moneta che egli emetterà quando diventerà Patriarca).

Il 10 luglio 1392 papa Bonifacio nominò Antonio vescovo di Concordia, una scelta effettuata per controllare in loco la difficile situazione del Friuli conseguente all’uccisione del Patriarca Giovanni di Moravia per mano dei sicari armati dai Savorgnan.

Nel marzo 1401, dopo aver riunito  il parlamento in Portogruaro il Patriarca Antonio Caetani – malfermo di salute ed incapace di risolvere la situazione difficile ed ormai compromessa del Friuli – diede le proprie dimissioni ed abbandonò per sempre il Friuli.

Dopo attente riflessioni, nonostante molti dei candidati fossero appoggiati dalle potenze dell’epoca ed alcuni di loro fossero anche disposti ad elargire forti somme (in particolare Ludovico di Teck e Baldassare Cossa) Bonifacio IX prese la sua decisione il 27 febbraio 1402: Antonio Panciera sarebbe diventato Patriarca di Aquileia, Antonio Da Ponte, già vescovo di Sebenico, sarebbe diventato vescovo di Concordia, Antonio Caetani e Baldassare Cossa Cardinali,

Il Panciera veniva così eletto a reggere la “Patria Del Friuli” col momentaneo favore dei Veneziani (se non altro perché era filo Italiano e non era legato a nessuna delle potenze loro nemiche), degli Udinesi e da unpò tutti i Friulani della Destra Tagliamento. Invece non lo amavano di sicuro i Cividalesi, da sempre filo-tedeschi e che oltretutto rimproveravano al Panciera di non essere abbastanza nobile.

Il compito di Antonio Panciera era però assolutamente disperato: le casse dello stato erano da sempre vuote, l’allora proverbiale litigiosità dei Friulani era da tempo sfociata in un perenne stato di guerra civile tra coalizzazioni di comuni e potentati locali capeggiate rispettivamente da Udine e Cividale. In queste condizioni risulta impossibile, per chiunque, governare.

Oltretutto l’incarico di Panciera coincide con uno dei momenti più tristi della storia della chiesa, che in quel frangente vede affrontarsi due papi (Gregorio XII e Benedetto XIII).

Il Concilio di Pisa, indetto per riunificare la Chiesa, riuscirà soltanto a complicare la questione eleggendo un terzo papa – Alessandro V (A cui succederà presto il cardinale Baldassare Cossa col nome di Giovanni XXIII).

In particolare grave fu l’ostilità dimostrata da Gregorio XII, che assolutamente bisognoso di fondi, nel tentativo di estorcere crediti di dubbia legittimità, dichiarò decaduto il Panciera eleggendo in sua vece Antonio da Ponte (il quale, per altro, non riuscì mai ad insediarsi nella carica e non fu accettato da nessuno).

Una situazione intricata di cui tentò di approfittare il re d’Ungheria Sigismondo invitando il Conte di Ortemburg con un forte esercito per rovesciare il Panciera ed instaurare Lodovico di Tek sulla cattedra di San Ermacora.

Dopo un ostinato tentativo di resistenza, abbandonato da tutti, non gli restò che accettare la mediazione di Giovanni XXIII rassegnando le dimissioni da Patriarca e venendone ricompensato con la nomina a cardinale il 5 giugno 1411, col titolo di Santa Susanna (ma venne chiamato da tutti cardinale Aquilejensis, come del resto veniva chiamato da tutti anche il suo predecessore Antonio Caetani, morto da poco).

Avrà ancora modo di svolgere un ruolo, forse non appariscente ma fondamentale, nel Concilio di Costanza a cui partecipò fin dal giorno di apertura .

Durante il Concilio il cardinale aquileiense fu chiamato a giudicare un caso che allora dominava le cronache e le discussioni giuridiche Europee dell’Epoca. Il caso era relativo ad un episodio di quella che sarebbe stata definita “Guerra dei Cento anni” tra Francesi ed Inglesi. Il teologo francescano Jean Petit nel suo scritto “Justificatio domini ducis Burgundie” aveva giustificato il duca di Borgogna Giovanni Senza Paura che aveva fatto uccidere suo cugino Luigi duca d’Orleans sostenendo che in certi casi il tirannicidio era lecito.

Tale scritto era stato condannato dal vescovo di Parigi e bruciato davanti alla cattedrale di Notre Dame. Il duca di Borgogna aveva pertanto presentato appello al papa che incaricò tre cardinali (Giordano Orsini, Francesco Zabarella ed Antonio Panciera Appunto) dell’esame dell’Istruttoria. Fu proprio il parere del  Panciera, impregnato di forti valori umanistici a provocare l’annullamento della sentenza di primo grado.

Fu anche abate Commendatario di Moggio e di Sumaga . Sostenne importanti incarichi sotto papa Eugenio IV che lo creò vescovo Tusculano.

Cessò di Vivere il 3 agosto 1431 e fu sepolto in San Pietro in Vaticano dove il suo monumento restò intatto fino a quando i lavori di ristrutturazione del Bramante non distrussero buona partr delle cappelle e delle tombe tra cui anche la sua.